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Capodacqua è una
frazione del comune d’Assisi ed è posta sule pendici
meridionali del Monte Subasio. Ancora in epoca romana l’area
sud-occidentale del Subasio ( comprendente, quindi, anche il territorio
attuale di Capodacqua nella sua parte più bassa ) era occupata
da un lago: il Lacus Umber, che era ciò che restava dell’antico
Lago Tiberino. Il suo definitivo prosciugamento è avvenuto
solo nel secolo scorso, con le ultime modifiche della pianura,
in particolare lungo il corso del Tabito – Ose. Il nome del
paese deriva dal gran numero di sorgenti che si trovano nella zona:
Fonte Bregno, che prende il nome dal fatto che serviva da “bregno”,
vale a dire da abbeveratoio per animali; Fonte Malvarina, che dovrebbe
chiamarsi così perché situata in una zona dove vegetava
in abbondanza la malva; Fonte di Capodacqua; Fonte S. Benedetto,
che si trova vicino all’ononima abbazia; Fonte Cannella,
sinonimo di “fonte” o “rubinetto” per la
distribuzione regolata dell’acqua; Fonte Pallotta, che dovrebbe
derivare dal soprannome del proprietario o di un vicino; Fonte
Sermattei, perché situata nella proprietà dei conti
Fiumi – Sermattei d’Assisi.
Per l’abbondanza di sorgenti e la felice posizione sulle prime pendici
del Subasio, che le consente di essere protetta alle spalle dai venti freddi
e di godere in tutto il suo territorio dell’esposizione a mezzogiorno,
Capodacqua fu di certo abitata fina dai tempi più antichi.
Almeno cinque epigrafi lapidarie latine, rinvenute negli ultimi secoli, testimoniano
che la zona fu interessata da insediamenti romani (attualmente le lapidi rimaste
si trovano esposte al Museo Romano di Assisi ). Nel 1232 troviamo che Capodacqua,
con i suoi 40 focolari, era una “bailia”, circoscrizione territoriale
del contado di Assisi, con a capo un “Baiulus”. In epoca medievale
alle spalle di Capodacqua sorsero due castelli: quello di Sassorosso, così chiamato
dal nome di uno scoglio posto sulle pendici del Monte Subasio e quello di Sasso
Palombo, anch’esso abbarbicato ad uno scoglio sul quale erano soliti posarsi
i colombi. Sassorosso, inoltre, era posto su
luogo di confine e Federico Barbarossa nel 1160 stabilì che
chiunque transitasse in questa zona, dovesse pagare un pedaggio.
Oggi, delle antiche glorie, non restano che i ruderi. Da fonti
documentali certe si sa che nel 1407 i rappresentanti si radunavano
davanti alla chiesa di S.Rufino di Assisi, presso i leoni di pietra,
per nominare il proprio rappresentante nella comunità di
Assisi. Sempre in epoca medievale, sulla costa meridionale del
Monte Subasio, sorse l’importante Abbazia di San Benedetto.
Fu probabilmente il primo nucleo d’espansione benedettina.
La sua fondazione è sicuramente precedente al Mille e fece
parte dell’Abbazia di Farfa.
Dopo un lungo periodo di grande importanza, nel XIV secolo, a seguito delle lotte
fra le fazioni assisane iniziò la sua decadenza e diventò dimora
solo di qualche eremita. Gran parte dei beni superstiti furono venduti in pubblica
asta. Nel 1945 don Anselmo Job, priore di S. Pietro di Assisi, riscattò ciò che
rimaneva del monastero e procedette con i lavori di restauro. La nuova chiesa
di S.Apollinare fu edificata all’inizio del XVII secolo, nel luogo in cui
erano visibili i ruderi della struttura primitiva, risalente al VI secolo, quando
la dominazione Bizantina in quest’area favorì la diffusione del
culto del santo ravennate. Al suo interno si conserva una seicentesca Madonna
del Rosario, uno stendardo di Girolamo Marinelli e un busto-reliquario d’antica
data ( forse 1198 ) raffigurante il S.Patrono. Un’antica credenza popolare
vuole che anche in questa chiesa in passato fossero custodite le reliquie del
santo.
Dopo il terremoto, durante i lavori di sbancamento e livellamento per la creazione
di un’area d’emergenza per i terremoti della zona, è stata
scoperta, in un terreno vicino alla piccola chiesa di S.Maria della Speranza,
una grande Necropoli, molto probabilmente d’epoca romana, dove è stata
individuata una serie di sepolture di cui una a cassone litico nella parte centrale
dell’area e le altre alla cappuccina e a fossa terragna, nella sezione
verticale dello sbancamento dell’area. |
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